Tao Te Ching


L'infinità del DaoDeJing

Il DaoDeJing è, come altri Jing, cioè "testi sacri", un libro infinito, nonostante la finitezza dei suoi 81 capitoli, e nonostante che i caratteri utilizzati per comporne i capitoli, e la loro sequenza, siano fissati e non mutevoli.

Esso deve essere letto attraverso una serie di chiavi interpretative molto precise che consentono di accedere al suo significato su una serie molteplice di livelli. L'infinità del DaoDeJing risiede proprio nei livelli di significato, che sono appunto infiniti: ciò determina la sua natura di strumento di elevazione, poiché ciò che ciascuno potrà ottenere dalla sua lettura dipenderà dalla consapevolezza che egli ha raggiunto nel momento stesso di quella particolare lettura.

Ad esempio, immaginiamo di leggerne per la prima volta il primo capitolo.

Se non si è mai letto prima, ci si dovrebbe accostare al testo con animo vergine, o comunque almeno ignaro del contenuto delle pagine che si stanno per leggere.

Una volta letto il primo capitolo, procedendo a leggere il secondo, avremo già acquisito delle nozioni che influenzeranno la nostra comprensione del secondo capitolo.

Terminato di leggere il secondo capitolo, non procediamo nel leggere il terzo, ma torniamo al primo: ecco che l'esperienza del secondo capitolo ci apre un livello di significato che prima non potevamo sperimentare, e le stesse frasi del primo capitolo, lette poco prima, possono assumere adesso un significato differente. Ciò può essere ripetuto per tutto il libro, ogni volta dischiudendo nuovi significati per frasi e parole già note nella loro forma esteriore.

Questo può essere anche sperimentato nella propria vita: quante volte sentiamo ripetere le stesse frasi e le stesse parole, e ci convinciamo di averle comprese realmente; poi arriva un momento in cui la stessa frase o la stessa parola ci suona in modo differente, e risuona con noi come mai aveva fatto prima: in quel momento la comprendiamo davvero, poiché la consapevolezza con la quale l'abbiamo ascoltata stavolta era differente, nutrita da altri eventi cui il fluire dell'esistenza ci ha portato accanto. Essi hanno alterato la nostra essenza; oppure semplicemente siamo riusciti a svuotare un poco la nostra tazza, ponendoci aperti e ricettivi di fronte ad un messaggio che fino a ieri pensavamo di conoscere già.

Ma il modo migliore per far smettere un uomo di cercare è convincerlo di aver già trovato ciò che sta cercando.

Questa è la superbia che spesso ci impedisce di imparare ogni giorno, perché ogni istante porta con sé un messaggio che attende solo di essere ascoltato.

Poniamoci adesso da un altro punto di vista, e immaginiamo di strappare via un capitolo intero: toglierlo completamente dal libro. Se esso non è più presente nell'insieme delle pagine, il suo contenuto non può essere sperimentato, e le informazioni da esso portate non potranno mai essere utilizzate per comprendere altri capitoli, precedenti o successivi. Quest'azione è l'equivalente di togliere un ingranaggio da un meccanismo: tutto il funzionamento dell'insieme si altera, e non si comporterà più come prima della modifica.

Questo concetto ha un'applicazione molto semplice e importante nella vita di ognuno: pensiamo ad esempio a tutti quegli schemi di pensiero e di comportamento che ci portiamo dietro, sia da un giorno o da tutta la vita. Essi costituiscono i modi automatici con cui noi rispondiamo agli eventi della vita; sono le maschere che indossiamo nascondendo la nostra persona autentica. Togliere anche solo una di queste maschere è come strappare un capitolo del libro, o eliminare un ingranaggio dal meccanismo della nostra vita: tutto cambia, perché quel filtro con il quale interpretavamo determinati eventi non esiste più, e quindi interagiremo con essi in modo diverso; le situazioni stesse che ci si proporranno saranno differenti perché fluiranno in direzioni che prima ci erano sconosciute.