Tao Te Ching


Le “chiavi” del Dào Dé Jīng

Nella lingua cinese i caratteri 书 Shū e 经 Jīng significano ambedue “testo”, ma la loro natura è molto differente. Laddove Shū indica un libro “comune”, Jīng (come in Dào Dé Jīng, 道德经) indica un testo che in realtà è uno strumento di elevazione, il cui scopo è quello di fornire un supporto e una guida all’uomo, durante la sua vita, affinché possa divenir consapevole delle leggi che regolano la sua esistenza e, divenendo consapevole, possa compiere quelle azioni che è chiamato a portare a compimento affinché possa affermare di aver davvero “vissuto” la propria vita (e non si sia limitato a “esistere”).

Si può dire che l’insegnamento del Dào Dé Jīng sia comunicato attraverso una serie di “chiavi”, ciascuna delle quali consente di divenire consapevoli di un particolare aspetto dell’esistenza: ogni capitolo contiene un certo numero di chiavi (diciamo da 3 a 5) che sono aspetti della chiave “maggiore” rappresentata dall’interezza di quel capitolo, e che è in qualche modo riassunta nel suo titolo. Ciascun lettore si imbatterà, leggendo il testo, nelle chiavi proposte; potrà riconoscerle come tali soltanto in base alla consapevolezza raggiunta al momento della lettura.

La natura di “strumento” del Dào Dé Jīng si estrinseca proprio nel suo essere letteralmente una borsa piena di chiavi: vagando per il mondo e per la propria vita, ciascun lettore potrà di volta in volta, in ciascuna circostanza in cui si imbatterà, estrarre la chiave interpretativa del caso per giungere ad una comprensione profonda dell’evento che si sta dipanando di fronte ai suoi occhi.
Dal canto suo, il Dào Dé Jīng è una guida completa: la borsa contiene tutte le chiavi dei 64 mutamenti che ciascun essere senziente deve realizzare nella propria esistenza nel ciclo delle rinascite, più altre ancora.

Ma uno strumento prevede un uso attivo: se le chiavi sono date a chiunque possa leggerle nel testo, è compito di ciascun lettore cercare e trovare le “serrature”, una per ciascuna chiave. Prendere una chiave del Dào Dé Jīng, una frase che ci colpisce particolarmente, e appenderla ad un muro per poterla osservare non è completare il cerchio utilizzandola nella sua serratura e, di fatto, significa renderla inutile. Il Dào Dé Jīng non nasce per gratificare della sua bellezza poetica, nasce per guidare l’uomo alla comprensione di sé e del mondo. E poiché come sempre il microcosmo è uno specchio del macrocosmo, le serrature non si trovano che dentro ciascun essere umano: è il proprio modo di riuscire a leggere negli eventi della vita e della natura, di portar con sé quella consapevolezza che illumina ogni passo lungo il percorso.